Stati Generali della Cultura: è tempo di rivoluzione (forse) e di un update

Io lo definirei un “update”.

Giovedì 19 giugno si è tenuta a Roma la terza edizione degli Stati Generali della Cultura, l’appuntamento nato sull’onda del successo del Manifesto Niente cultura, niente sviluppopubblicato sul Domenicale del Sole 24 Ore il 19 febbraio 2012.

Organizzato come sempre da Il Sole 24 Ore, in collaborazione quest’anno con la Fondazione Roma, l’evento ha scelto come tema chiave la valorizzazione del patrimonio e messo in evidenza un aspetto (temporale) di non secondaria importanza: “Ora o mai più”.

E per essere sinceri, l’area che si respirava ieri all’Auditorium Conciliazione (a due passi dalla ‘casa’ di un noto Francesco… che sia un caso?) era paragonabile a quella che precede l’inizio di una gara quando, dopo mesi di allenamenti, dubbi, tensioni, agli atleti non resta che correre. Un misto di (irrazionale) fiducia e (lucida) follia a cui hanno fatto da controcanto passione, sentimento e un rivoluzionario (e inaspettato) pragmatismo sfoderato nei loro interventi dai ministri presenti in sala: Dario Franceschini e Stefania Giannini.

Ma torniamo al nostro ”update”. Come molti sapranno il Manifesto individuava cinque punti chiave su cui fare leva per un rilancio dell’intero sistema culturale italiano: proposta di una costituente per la cultura, definizione di strategie di lungo periodo, richiesta di cooperazione tra ministeri, valorizzazione dell’arte a scuola e della ricerca scientifica, promozione della complementarità pubblico/privato. Cinque traiettorie da seguire per un approdo sicuro.

Ma, come ogni buon marinaio sa, la navigazione a vista richiede continua attenzione e una spiccata dote di adattabilità.

Ecco perché l’articolo “Una strategia per l’ecosistema culturale” di Pier Luigi Sacco (uno che di sguardo proiettato in avanti se ne intende), pubblicato su Il Sole 24 Ore il giorno in cui a Roma si aprivano gli Stati Generali della Cultura, mi ha suggerito l’idea di un aggiornamento in progress. Soprattutto quando Sacco parla di “nuove priorità” che, guarda caso, sono proprio cinque:

  1. aumento delle competenze culturali e dei livelli di partecipazione attiva dei cittadini italiani

  2. raggiungimento di standard di connettività digitale adeguata ai nostri obiettivi di posizionamento competitivo

  3. digitalizzazione del patrimonio (che è molto, molto di più della scansione digitale dei contenuti)

  4. sviluppo di modelli di business che tengano conto della fisiologica evoluzione dell’attuale regime della proprietà intellettuale

  5. elaborazione di una chiara strategia di sviluppo del sistema della produzione culturale e creativa, possibilmente supportata da un’agenzia di sviluppo nazionale che impieghi le migliori competenze disponibili

La sfida continua.

E non ditemi che soffrite di mal di mare! Siamo solo all’inizio: #oraomaipiù

 

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