E-lettori alle urne: la nuova iniziativa del Forum del Libro

Qualche settimana fa sono stata invitata a seguire un’iniziativa organizzata all’interno di una biblioteca di Firenze.

Non una di quelle ‘famose’, con stucchi e scaffali di legno pregiato, ma una di quelle biblioteche che ti appaiono quasi all’improvviso mentre ti aggiri tra moderni palazzi di (buona) periferia e viali ad ampie corsie.

All’ingresso ho fatto una certa fatica a orientarmi (colpa dell’abitudine agli stucchi, forse…) e sono finita tra un gruppo di ragazze under 16 sedute intorno a un tavolo che mi hanno liquidato velocemete (“una presentazione qui? mah!”); ho seguito poi le voci che provenivano da un corridoio e mi sono ritrovata in una ludoteca affollata di bambini e (molti) nonni, un tripudio di guance rosse che mettevano allegria. All’ulteriore richiesta di informazioni due ragazzi in jeans, sbucati da quella che l’esperienza mi suggerisce sia una sala prove, vengo invitata a seguire le indicazioni per il bar (!).

In effetti è quella la direzione giusta. Faccio appena in tempo a prendere posto (l’incontro è già iniziato), che la mia vicina, senza alcun preavviso, si alza e inizia a leggere ad alta voce. Messo da parte lo stupore (e un certo iniziale timore), capisco che si tratta di un’azione concordata, che si ripeterà più volte nel corso della serata, e che a occuparsene sono i “Nonni leggendari” (da queste parti i nonni sono tipi piuttosto attivi).

Protagonisti dell’incontro: un libro che parla di biblioteche; la sua autrice, Antonella Agnoli, bibliotecaria abituata a buttare il cuore oltre gli ostacoli della ‘burocrazia’ culturale; una libraia, Teresa Porcella, con una passione civile, oltre che culturale, da fare invidia ai candidati premier italiani; e alcune operatrici impegnate quotidianamente nella difesa del fortino “mondo della lettura”. Diciamo che mi sento a casa!

La serata scorre piacevolmente con il coinvolgimento di relatori e pubblico e alla fine la sensazione è di aver partecipato a un’intensa discussione su libri, biblioteche, ma soprattutto sul futuro che vogliamo per le nostre città, le nostre scuole e… anche le nostre vite. Un pensiero che percepisco anche nelle parole di Roberta Mazzanti, già editor del gruppo Giunti, con cui al termine della serata ci scambiamo qualche idea.

Roberta mi parla del Forum del libro, l’associazione creata nel 2006 da un gruppo di editori, librai, bibliotecari e insegnanti, decisi a occuparsi concretamente di promozione della lettura in Italia. Dal 2006 il Forum organizza “Passaparola”, appuntamento annuale tra gli operatori del settore e dal 2009, in collaborazione con Anci e Centro per il Libro, promuove il Premio Nazionale Città del Libro.

L’ultima iniziativa del Forum, lanciata pochi giorni fa, è la pubblicazione di “Un voto per promuovere la lettura”, lettera aperta ai candidati alle prossime elezioni politiche con la richiesta di un deciso intervento a favore del libro e della lettura. L’appello, a cui si può aderire collegandosi al sito dell’associazione, in cui è presente anche un forum di discussione, ha raccolto in pochi giorni oltre 3000 firme. Tra queste anche quelle di 70 candidati di diversi schieramenti(ma le liste sono aperte fino al 24 febbraio), che si sono impegnati a sostenere i “Cinque punti per far crescere l’Italia che legge” individuati dal Forum.

Si tratta di cinque linee-guida, “concrete e simboliche allo stesso tempo”, che tracciano una rotta chiara per l’approvazione di una legge organica in materia di lettura. La prima proposta ha come oggetto la scuola, sempre più essenziale “per l’alfabetizzazione, l’educazione, la fornitura di informazione e lo sviluppo economico, sociale e culturale”; la seconda definisce le biblioteche come fonti irrinunciabili di cittadinanza; la terza si occupa di librerie di qualità, quelle che nascono nel e per il territorio, e attorno alle quali bisogna costruire reti di fiducia e collaborazione; il quarto punto propone di guardare al mondo della lettura digitale non più come al figlio di un Dio minore; e, infine, la politica a cui è chiesto di coordinare un piano serio (leggi affidabile e concreto) ed efficace (leggi sostenibile e misurabile) per la lettura.

Per conoscere meglio la nuova iniziativa del Forum ho rivolto qualche domanda in più a Roberta:

“Cinque punti per far crescere l’Italia che legge” è una sfida alla politica o una scommessa per un riscatto della cultura?

Non la proporrei come una sfida alla politica o una scommessa dall’esito incerto; piuttosto come una spinta molto potente e pacifica che proviene da molte parti d’Italia e da diversi luoghi – biblioteche pubbliche, librerie, centri culturali, case editrici, associazioni professionali di traduttori, lavoratori editoriali, giornalisti e ovviamente scrittori e lettori – e che preme nella stessa direzione: quella di rivendicare libri e lettura come ingrediente fondamentale e irrinunciabile di una nazione civile e aperta. Noi del Forum da anni organizziamo moltissime iniziative in questa direzione e il documento dei “Cinque punti” è l’ultimo, forse il più ambizioso tentativo di raccordare queste forze in una direzione politica, per ottenere finalmente una legge sulla promozione della lettura.

Perché la politica in Italia ha prestato così scarsa attenzione al mondo del libro? C’è una responsabilità degli operatori culturali?

La risposta credo vada cercata nella complessiva trascuratezza e ignoranza verso la cultura e i suoi beni, di cui il libro è un puntello fondamentale. La responsabilità degli operatori del settore librario in passato può essere stata quella di non riuscire a individuare punti di solida convergenza su cui condurre campagne di pressione verso la politica e le istituzioni; ma direi che oggi si manifestano atteggiamenti diversi. Lo abbiamo verificato anche nel Forum, quando per la stesura dei nostri cinque punti abbiamo collaborato con le associazioni di categoria (ALI, AIB e AIE) e abbiamo trovato immediata volontà di confronto, spesso di appoggio concreto da parte di molti protagonisti del mondo del libro, lettori compresi.

Nei cinque punti da voi proposti, grande rilievo è riservato a scuola, biblioteche e librerie di qualità, quale fonte di crescita civile e culturale del Paese. Pensa che gli italiani siano pronti a riconoscere questa centralità al mondo del libro?

Il problema non è tanto se gli italiani siano pronti – in molta parte lo sono, e difendono come possono gli spazi della lettura e della diffusione dei libri; ma anche se non lo fossero, è una precisa responsabilità della politica, della scuola e del mondo intellettuale, quella di insegnare la centralità dei libri per la felicità personale e collettiva, per la preparazione alla vita sociale, direi per vivere meglio la vita qualunque essa sia.

I nativi digitali diventeranno lettori forti? Magari più dei loro genitori?

Non credo sia possibile dirlo: certo la digitalizzazione del sapere rende potenzialmente disponibile una maggiore quantità e qualità di testi, e per un tempo più lungo di permanenza sul mercato librario. Ma i mezzi che permettono la lettura digitale spesso pongono la lettura in competizione con altri modi di passare il tempo – giochi elettronici, ascolto di musica, visione di filmati, social networking –  perciò anche nel mondo dell’editoria digitale è e sarà necessaria la creazione di un’abitudine piacevole alla lettura, e che questa attitudine si crei fin dall’infanzia.

Un Piano per la lettura che funzioni veramente ha bisogno di più economia, più formazione o maggiori interventi normativi?

Tutti questi elementi sono essenziali: investimenti di denaro e sgravi fiscali; buona formazione di operatori-promotori della lettura; interventi normativi non episodici e superficiali, ma ben coordinati da un unico Centro-Agenzia, come avviene in altri Paesi. La cultura è la base sottostante a tutte queste azioni, e a sua volta se ne avvantaggia in termini di patrimonio nazionale culturale.

Hai dedicato gran parte della tua vita ai libri, ricordi un momento in cui ti sei sentita particolarmente orgogliosa della tua professione?

Il sentimento più forte che ho provato lavorando con i libri, come editor, è stata la gratitudine, direi la vera e propria felicità di fronte alla bellezza e intelligenza spesso contenute nei libri che ho contribuito a pubblicare. In questo senso, ho provato anche orgoglio per far parte di un’impresa collettiva che creava libri non inutili, ma anzi preziosi per chi li aveva scritti, prodotti e per chi li leggeva.

Ricordo in particolare la pubblicazione di Mi chiamo Rigoberta Menchú nella collana Astrea, un libro importante e complesso. Si trattava della biografia di una poverissima contadina Maya, emancipatasi nella lotta contro lo sfruttamento del suo popolo, che ottenne un successo insperato, soprattutto in Italia, raggiungendo una diffusione tale (centinaia di migliaia di copie) da favorire la campagna per l’attribuzione del premio Nobel per la pace a Rigoberta nel 1992. Tutto il lavoro, dalla scelta di pubblicare il libro in Italia fino alla vittoria del Nobel, è stata davvero una pacifica e grande impresa collettiva.

 

Grazie Roberta. E a proposito di imprese collettive, vi segnalo un appuntamento da non mancare: domenica 24 febbraio, a sostegno dell’appello del Forum, in tutta Italia rimarranno aperte moltissime librerie con tante iniziative da seguire: incontri con autori, aperitivi, performance musicali, narrazioni e tanto altro ancora. Per avere i dettagli sul programma degli eventi e la lista aggiornata delle librerie aderenti, basta seguire questo link.

A questo punto non ci resta che fare il nostro dovere di… e-lettori!

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